Questa casa non mi piace!
14 Aprile 2009
Io ci ho provato a farmela piacere, ma niente, proprio niente da fare. E’ per questa ragione che dopo lungo pensare, ho deciso di ritornare al buon vecchio Blogger. Avrà meno funzioni, sarà più rozzo, ma mi piace di più, mi ci sento più a mio agio. Se ancora vi va di seguirmi, tutti in marcia verso il vecchio indirizzo http://kawaille.blogspot.com/
La ragione per cui amo Torino
3 Aprile 2009

Ecco cosa ho appena visto dal balcone di casa mia, ed eccola lì, la ragione per cui amo Torino. Quel massiccio abbagliante, quegli imponenti giochi di luce e d’ombra che compaiono all’improvviso, al fondo di un budello di palazzi e cavi della luce. E per un attimo respiri, come fossi sulla cima del mondo.
Ciò l’Ics Factooor!
19 Marzo 2009

Martedì scorso ero tra il pubblico di X Factor. Faccio subito una considerazione preliminare: a me “X Factor” piace: rispetto al concorrente “Amici”, i cantanti cantano, il pubblico è festante senza essere invadente, e le litigate da copione tra giudici hanno toni meno pretestuosi e presuntuosi dell’equivalente Mediaset.
A seguire la diretta dallo studio mi sono divertito tanto e di gusto, e ho ben presto realizzato che buona parte del divertimento sta non tanto nell’essere spettatori bensì nell’eccitante privilegio di fare almeno per un giorno la parte delle comparse tv e sperare più o meno segretamente di essere inquadrati e diventare famosi per il tempo di un’inquadratura. Quando il dolly planava sul pubblico scrosciante di applausi, più di una volta mi sono ritrovato, proprio come la Lecciso, ad applaudire sorridente e controllare il monitor con la coda dell’occhio per vedere se la mia faccia compariva in tv.
Ma la vera sorpresa sono stati i rapporti tra presentatori, giudici e concorrenti: in tv tutte le emozioni sono ingigantite (e guidate) dalla regia, che indugia sul primo piano, stacca sul contropiano, si fissa sul dettaglio. E quando c’è una pausa pubblicitaria, ti immagini che mentre scorrono gli spot, siano ancora tutti lì a dibattere sulla querelle del minuto prima. E invece no, proprio per niente. Facciamo un esempio: quando i giudici presentano il loro cantante, cosa avete sempre pensato che facesse Francesco Facchinetti? che si mettesse a lato ad ascoltare, vigile e attento. Beh, non è così: spesso esce di scena, si aggiorna con l’autore con il copione alla mano, beve un sorso d’acqua, insomma, fa tutto fuorchè ascoltare. Tutto ciò mentre ovviamente il giudice di turno fa il suo lavoro a favore di camera, facendoci credere sottilmente che tutti lo stiano ascoltando. Il meglio poi arriva quando scatta la pausa pubblicitaria: le star tutte letteralmente scappano dietro le quinte (pare per fumare) e altrettanto letteralmente corrono al proprio posto cinque secondi prima della ripresa della diretta. C’è un cantante a rischio ballottaggio? Niente può fermare la corsa al tiro di sigaretta. E i cantanti rimangono lì come pesci lessi.
E’ stranissimo vedere uno spettacolo televisivo senza tv: tutto è strutturato per le telecamere e tutti si rivolgono a un’entità invisibile e silenziosa, circondato dal silenzio dei teatri senza pubblico (perché noi non siamo pubblico ma comparse). Inoltre, anche se ogni tanto lo sguardo del presentatore cade anche sul pubblico, tutto si svolge sempre e innaizutto a favore della telecamera. Il pubblico (vero) sta gradendo? Sta cambiando canale? Chi lo sa… E una specie di roulette russa. E la posta in gioco, proprio come tutte le roulette russe, è molto alta.
Cielo strappato
15 Marzo 2009

Cielo strappato
Per chi come me non è nato in Piemonte, le montagne sono sempre una fonte inesauribile di stupori e tremori, come direbbe la bravissima Amélie Nothomb, di quel senso di meraviglia e rispetto per tutte quelle meraviglie (sovrannaturali) che fanno sentire noi esseri umani poco più grandi di un microbo. Guardate questa immagine per capire cosa voglio dire: la settimana scorsa, mentre guidavo, ad un tratto ho visto il cielo strappato, come se fosse stato tirato un po’ troppo dal Grande Scenografo. Tutta colpa della silhouette delle montagne, capace di regalare magie anche quando non le stai vedendo.
Fiera tritatutto
9 Marzo 2009
Buona parte della settimana scorsa l’ho trascorsa in fiera nei nuovissimi capannoni della nuovissima fiera di Milano. Le fiere sono belle: si conosce sempre un sacco di gente diversa e si possono mangiare tramezzini e tartine per tutto il giorno senza sentirsi in colpa. Ma la sera si torna a casa rintronati dal continuo chiacchiericcio e dalle luci da astronave. Per chi volesse provare il brivido di partecipare a una fiera, ho preparato un video di un minuto girato proprio in quei giorni. Guardatevelo tutto se avete il coraggio…
8 marzo ossimorico
8 Marzo 2009
8 marzo, festa della donna. Senza entrare nell’ormai annosa (e noiosa) querelle sull’inutilità o meno dell’evento e sugli ormai ridicoli livelli di commercializzazione della cosa, voglio condividere con voi quello che mi è capitato di vedere ieri pomeriggio su una strada dalle parti di Moncalieri (Torino), in quella landa senza identità di villette, svincoli autostradali e centri commerciali che ormai divora le campagne.
Sul ciglio della strada, su uno sterrato largo qualche metro, un uomo che vendeva mazzetti di mimose. A pochi metri di distanza, una donna, minigonna rossa e capelli biondi, in vendita al miglior offerente. Altro da aggiungere, direi, non c’è.
Street Art vicino casa (più o meno)
2 Marzo 2009

Street Art
Chi mi conosce da tanti anni lo sa: sono sempre stato un appassionato di street art, prima che diventasse di pubblico dominio ed entrasse nelle gallerie e tra le attività del sabato sera dei ragazzi più annoiati della Crocetta. Non che mi arroghi il superbo primato di aver capito per primo al mondo il genio di Keith Haring, per carità, ma ricordo chiaramente quando giravo per le strade di Torino più di dieci anni fa scattando foto a graffiti di cui sembrava fossi l’unico ad accorgersene. La settimana scorsa, era mattina e camminavo per Torino quando incappo nel retro di un cartellone, probabilmente non occupato dalla solita pubblicità del mobilifico Cascella perché in una posizioni un po’ infelice da punto di vista pubblicitario (non si affaccia sulla strada ma sul marciapiede), e lì, come niente fosse un’opera d’arte. E’ bello iniziare la giornata così non trovate? Pensi di andare al lavoro e invece ti ritrovi nel bel mezzo di un vernissage.
Un fioretto per il 2009
31 Dicembre 2008
Arriva Capodanno, arrivano i buoni propositi. Io tutti gli anni ne faccio una tonnellata, dei più assurdi: imparare il giapponese, sostituire gli attuali bicipiti taglia M con quelli taglia L, trovare un modo per guadagnare dalla mia passione per internet e via di questo passo. Tempo di buoni propositi e allora mi permetto di proporvene uno al quale (forse) non avete mai pensato: provare a diventare vegetariani.
Assurdo? Adorate la carne? Un menu senza fettina e scoppiate in lacrime? Un aperitivo senza il cocktail di gamberi e vi sentite dei pezzenti?
Eccovi quattro ragioni per diventare vegetariani NOW, quattro spunti di riflessioni: se anche solo leggerli vi fa venire un pensierino la prossima volta che state per comprare l’odiosa fettina e magari lasciate perdere, anche solo per quella volta in tutto il 2009, mi avrete fatto felice.
- I vegetariani salvano il mondo. Da qualche tempo a questa parte, Cinesi e Indiani hanno deciso di non essere più considerati solo una fonte di sette orientali e ceramiche di finissima fattura benchè leziose ma di diventare proprio come l’Occidente. E per fare le cose davvero bene, hanno deciso di mangiare carne a più non posso, proprio come il più fulgido esempio di cultura occidentale: gli americani. Peccato che per vivere tutti come gli Americans, avremmo bisogno di cinque pianeti Terra. E allora, non fate gli egoisti! Lasciate che siano cinesi e indiani a diventare obesi pensando che sia uno status symbol. Noi portiamoci avanti, e iniziamo a salvare il pianeta anche per loro.
- I vegetariani sono alla moda. Per favore, basta con questa mania del sushi: la cucina giapponese (che poi, diciamocelo, nonè proprio tutta questa meraviglia) andava di moda quando c’erano solo 2 ristoranti a New York ed 1 a Milano e meno ti mettevano nel piatto più pagavi. Ora i ristoranti giapponesi fanno concorrenza alle pizzerie di quartiere (2 california roll, 1 birra omaggio) e il sushi te lo vendono nei banchi frigo del Lidl, insieme alle birre slovene. Volete davvero essere di moda? Per favore, rinunciamo al giapponese (e lasciamo stare in pace tonni e balene).
- I vegetariani animano la conversazione. Quando siete a cena con amici e la conversazione langue, sapete tirar fuori solo la barzelletta di Pierino che vi faceva tanto ridere alle elementari? Se siete vegetariani, potrete stupire i vostri commensali dispensando curiosità (Vi si sbriciolano le ossa? Crema di sesamo! Il cervello si spappola? 4 noci al giorno!) stravaganze alimentari (penderanno dalle vostre labbra quando parlerete di seitan e tofu!). La descrizione degli allevamenti intensivi di bovini e le foto dei macelli, quelli teneteveli per la festa di Halloween: rimarranno tutti senza fiato.
- I vegetariani non soffrono di sdoppiamento della personalità. Adorate quegli occhioni grossi grossi delle mucche e come sono placide e paciose ma non disdegnate il bollito misto alla piemontese? Vi mangiate la fettina impanata, ma quando la prendete dalla confezione di polistirolo bianca vi fa un po’ schifo il sughetto rosso che rimane al fondo? Per mangiarvi l’astice dovete uscire dalla cucina quando lo buttano ancora vivo nell’acqua bollente? La diagnosi è semplice: soffrite di schizofrenia carnivora. La soluzione? Dovete proprio farmelo ripetere?
“L’unico modo di prevedere il futuro è cercare di unire gli sforzi e costringerlo a essere come lo vogliamo”, Antonio Gramsci.
Buono (appetitoso) natale
30 Dicembre 2008
Ecco le foto, finalmente sono riuscito ad applodarle (?)
- Cruelty-free Lasagna
- Polpette alla Zia Nena di Ruffano
- Patatine alla Nuovelle Orléans
buon natale
30 Dicembre 2008
Quest’anno, finalmente, io e Franco abbiamo finalmente fatto il primo natale tutto nostro, ed è stato una vigilia di natale davvero davvero indimenticabile, tanto bella che muoio dalla voglia di raccontarvela (e ripercorrerla) tutta, momento per momento, attimo per attimo, come una di quelle serate con gli amici che ti mostrano le 2.000 diapositive delle loro ultime vacanze. Vi ho messo in guardia, non dite che non vi avevo avvertito.
La mattina è iniziata nel migliore dei modi (not what you’re thinking!…): abbiamo calzato le tutine e abbiamo fatto un’ora di corsa: il sole era all’orizzonte, l’aria era frizzante, quando correvi all’ombra pregustavi il tepore che ti avrebbe invaso girato l’angolo, ogni tanto chiacchieravamo del più e del meno, un commento sul tipo che ci ha appena superato allungando uno sguardo complice, una sghignazzata su quello che continuiamo a superare impietosamente. E poi la gioia di essere arrivati alla fine e di non essersene quasi accorti.
A casa, doccia calda, e poi in centro da Venier, la pasticceria più buona di Torino, per un caffè con le amiche e per prendere i dolci natalizi che abbiamo prenotato qualche giorno prima: 1 pandoro artigianale ricoperto di granella di nocciole piemone, 1 cubo di torrone bianco morbido, e 4 marrons glacés tentatori.
Il pomeriggio è stato passato a cucinare, la sera a mangiare: antipasto di affettati vegetariani, lasagna vegetariana agli spinaci, patatine fritte alla Nouvelle Orléans, polpettine di seitan fritte alla Zia Nena di Ruffano (si chiamano proprio così e sono buonissime!). Il cielo era azzurro (anche se era notte) l’aria frizzante (anche se si moriva di freddo) e la casa era piena di felicità allo stato puro.
Un po’ di foto per farvi venire l’invidia e l’acquolina in bocca, vorrei mostrarvele ma non riesco a applodarle (qualunque cosa significhi). Come dice mia nonna, mannaggia al demonio.




